Uno nuovo studio americano mette in guardia sul calo delle vaccinazioni

Vaccini sì, vaccini no. Facoltativi o obbligatori? Gratuiti o a pagamento? Gli ultimi mesi sono stati dominati da mille domande riguardanti le vaccinazioni, accompagnate dalla politica che si è data da fare per nuove leggi che provassero a fare chiarezza.
Negli Stati Uniti la questione vaccinazioni è sempre di stretta attualità e proprio in questi giorni, sulla rivista Jama Pediatrics, sono stati pubblicati i risultati di una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori della Stanford University e del Baylor College of Medicine. Secondo questa ricerca, se la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia (il cosiddetto vaccino MPR) diminuisse del 5% su base nazionale, i casi di morbillo potrebbero triplicarsi e questo comporterebbe un aumento della spesa sanitaria pari a 2,1 milioni di dollari.
Se negli States la questione sanità è un nervo scoperto, con Trump che sta cercando di cancellare l’Obama-care del suo predecessore, anche in Italia il problema della spesa sanitaria è molto sentito. Gli Stati Uniti, portando avanti la loro politica di vaccinazioni, sta contenendo a pochi casi all’anno la presenza del morbillo; i bambini che si iscrivono all’asilo o a scuola devono aver effettuato il vaccino MPR ma esistono diversi stati che rendono possibile il rifiuto per motivi religiosi, medici o anche semplicemente personali.
“Ci siamo concentrati sul morbillo perché si tratta di una malattia altamente contagiosa”, ha spiegato Nathan Lo, primo autore dello studio. “È quindi la prima malattia che può dare origine a un’epidemia se calano le vaccinazioni: vale quindi come esempio significativo”.

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