Referendum, docente di diritto pubblico: “Non stiamo dando un bello spettacolo”

Referendum, docente di diritto pubblico: "Non stiamo dando un bello spettacolo"

Prof. Fusaro sul Referendum costituzionale: “Come accademici non stiamo dando un bello spettacolo. Onida? Chi parla di spacchettamento del quesito è un cattivo maestro, perchè non si può fare”

Referendum, docente di diritto pubblico: "Non stiamo dando un bello spettacolo"

Il Prof. Carlo Fusaro, docente di diritto pubblico comparato e presidente del comitato scientifico ‘Sì Toscana’, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus in merito al ricorso del Prof. Onida contro la formulazione del quesito referendario. “La legge che disciplina i referendum dice cose precise sul quesito referendario, quello che la Cassazione ha fatto è semplicemente applicare la legge 352 del 1970. Quindi è un quesito per una riforma che contiene oggetti diversi, ma coordinati. Il Parlamento ha votato un certo testo e su quel testo il popolo è chiamato a pronunciarsi”. “C’è stato un comitato molto piccolo del partito radicale che, al momento di presentare la richiesta di referendum, ha sostenuto la linea secondo cui il referendum non doveva essere uno, ma una pluralità, come se i cittadini potessero scegliere dallo scaffale al supermercato. Non capisco perché adesso si torni a cavalcare questa polemica. Avevo capito che la questione fosse stata archiviata, evidentemente mi sono sbagliato”.

“Io non partecipo mai a questi dibattiti presumendo di avere una verità scientifica che non può esserci. Io sono il cittadino Carlo Fusaro, fortemente impegnato a favore della riforma. Naturalmente posso usare gli strumenti della tecnica costituzionale che conosco, ma siamo divisi su scelte che non possono essere altro che politiche. Questo spiega perché c’è la differenza tra studiosi che guardano al sì e guardano al no pur essendo tutti studiosi. Devo dire che come accademici, tutti noi non stiamo dando un bello spettacolo. Su alcuni dati tecnici minimi, per esempio quello del cosiddetto spacchettamento del quesito, sono cattivi maestri quelli che dicono che si potrebbe fare, perché nel nostro ordinamento questo non esiste”.

Si potevano attuare queste modifiche con singole leggi costituzionali?
“Se si fosse trattato di togliere solo le province e il Cnel, con una leggina costituzionale si sarebbe potuto fare. Ma il cuore della riforma è il superamento del bicameralismo paritario e il riordino dei rapporti Stato-Regioni. Questa riforma non incide sui poteri e il ruolo del Presidente del Consiglio, a differenza della riforma promossa dal centrodestra nel 2006, questo è già un elemento importante. Non c’è dubbio che riformando il bicameralismo paritario c’è bisogno di ritoccare un certo numero degli articoli della Costituzione”.

Quesito referendario ingannevole?
“Mi sembra una grande coda di paglia. Quel quesito è in rigorosa osservanza della legge oltre che della Costituzione. O citi gli articoli, oppure metti il titolo della legge”.

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