Le leggi sul gioco d’azzardo hanno reso più conveniente il gambling online

Da una parte c’è il governo che non vuole più saperne di slot machine e tavoli da poker, dall’altra c’è il settore del gioco d’azzardo che dà lavoro, crea un indotto notevolessimo e pretende una sua dignità. In mezzo ci sono le persone che da un lato plaudono al ritorno dei flipper e di una dimensione ludica di nuovo pura e semplice, dall’altra giocano come ossessi a qualsiasi cosa facendo schizzare la raccolta di tutto il gioco oltre i 100 miliardi di euro.

Non a caso l’ultima grande indagine condotta dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e risalente a 2017 vede come dato principale che il 42% della popolazione (tra i 15 e i 64 anni) ha giocato almeno 1 volta durante l’anno. Circa 17 milioni di persone.

Insomma, l’Italia ha un problema da affrontare, in qualche modo correggere. L’esecutivo ha deciso di cominciare (o, meglio, proseguire) il percorso con una serie di provvedimenti che sono risultati particolarmente duri nei confronti del settore. Secondo gli addetti ai lavori queste direttive sono passibili di proibizionismo, secondo buona parte della popolazione sono più che necessarie.

In sintesi, come ha cercato di ridurre il gioco d’azzardo questo governo?

Dal Decreto Dignità alla Legge di Bilancio

Il primo step è stato il Decreto Dignità votato a luglio. La parte che ha interessato il gioco d’azzardo ha previsto che il settore non potesse più ricevere pubblicità o sponsorizzazioni, oltre alla creazione di un logo ‘No Slot’ che sarà possibile esporre per quelle attività che non forniscono alcun tipo di gioco. In entrambi i casi c’è una spinta verso quello che è l’occultamento del gioco in pubblico, del suo svolgimento e della sua sponsorizzazione. 

Allo stesso modo questa politica è stata proseguita anche con la legge di bilancio del 2019 ed il bilancio previsionale 2019/21. In linea con quanto detto prima, anche questi provvedimenti hanno tirato un colpo duro alla rete fisica del gioco. Sono state alzate le tassazioni sulle slot fisiche, sia i vecchi modelli AWP (+1,35%) che le nuove Videolottery (+1,25%), oltre alla tassa fissa sul gioco online che è al 25%.

Inoltre è stato prorogato il termine per la dismissione delle AWP la cui diminuzione di numero è cominciata già con il governo precedente (Gentiloni) e quindi culminerà con la dismissione totale entro l’inizio del 2021. Per scoraggiare ancor di più il gioco verso queste macchinette il loro RTP, il loro indice di pagamento percentuale, è stato abbassato al 68% rispetto all’84% delle Videolottery e il circo 90% delle slot online. In pratica quindi la percentuale di pagamento delle vecchie slot è circa un terzo inferiore rispetto a quelle sul web.

A questo punto il consiglio nasce spontaneo: meglio passare al gioco digitale.

Passare al gioco online conviene

Considerata la situazione che si è profilata, dovuta a scelte politiche giuste o sbagliate che siano, dovuta a contingenze sociali che sono sfociate in una sorta di rivalsa nei confronti del vituperato gioco d’azzardo, considerato tutto ciò non si può fare a meno che migrare le proprie giocate sul web.

Quanto detto finora è una sentenza in questo senso. Ci sarebbe da aggiungere che le Videolottery, cioè l’unico tipo di slot fisica che resterà dopo il 2020, sono molto meno rispetto alle AWP (seppur ugualmente remunerative) ma si trovano quasi sempre nei mini-casinò, strutture adibite al solo gioco d’azzardo e non anche a servizi di bar o altre attività. Quindi in questa scelta a doppia opzione il piatto pende dal lato dell’online gambling, per dirla all’inglese.

I motivi sono questi. Innanzitutto c’è un medesimo livello di sicurezza. Le slot fisiche sono governate dal caso, le combinazioni sono di volta in volta imprevedibili, quello che in gergo si definisce ‘aleatorietà’. Erroneamente qualcuno crede che con il digitale si possa essere frodati dal gestore, che questi possa manovrare il gioco a suo piacimento. Una credenza decisamente erronea considerati due fattori: il primo è che il gioco online viene gestito tramite un algoritmo che genera numeri casuali, riportando il concetto di aleatorietà sul digitale; il secondo è che i gestori si avvalgono della licenza di Stato fornite dall’Agenzia Dogane e Monopoli, una licenza che costa molto e non può essere certamente rischiata per frodare un proprio cliente.

Quindi la sicurezza è la stessa, ma gli strumenti di sicurezza sono di più sull’online. Già al momento della registrazione presso i portali del gambling viene richiesto il massimale di ricarica settimanale, poi all’interno dei siti possiamo trovare diversi test di autovalutazione per comprendere il nostro livello di coinvolgimento con il gioco, insomma tutta una serie di anticorpi che possono addirittura portare ad un autosospensione da parte del giocatore.

Quindi è pacifico dire che il gioco digitale paghi di più e sia ugualmente sicuro rispetto all’analogico, ma con degli strumenti in più per la gestione oculata del gioco. A tutto ciò va aggiunto che i sul digitale troviamo praticamente tutta la scelta che non potrebbe assicurarci mai alcun bar o sala gioco, anzi è un intero casinò a essere disponibile sullo schermo del nostro pc (qui l’esempio della pagina Casinò dell’operatore italiano da più tempo sul mercato). Se poi ci si aggiunge che su questi portali vengo distribuiti promozioni e bonus a cadenza mensile, la scelta da fare allora è piuttosto ovvia.

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