L’amicizia tra uomo e cane ha basi genetiche ed è simile ad una malattia

I cani sono i migliori amici dell’uomo. Ma il motivo qual è? Solo una “passione” istintiva o qualcosa di più?
La risposta potrebbe arrivare da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Princeton University in collaborazione con ricercatori di altre università statunitensi, apparso su “Science Advances”. Ed è una risposta (solo apparentemente) sorprendente.
I cani soffrirebbero di una versione “a quattro zampe” della sindrome di Williams, malattia che negli uomini dà origine ad una iper-socialità; un disturbo genetico che porterebbe i cani a sviluppare una elevata capacità di interagire e comunicare con gli esseri umani.
Come sono arrivati alla conclusione i ricercatori americani? Effettuando una serie di esperimenti su un gruppo di cani e su un gruppo di lupi, confrontando poi le loro reazioni. Prove di abilità come l’apertura di una scatola di cibo “disturbata” dalla presenza di un essere umano: i lupi hanno impiegato molto meno tempo rispetto ai cani che sono stati distratti a lungo dall’uomo.
In un altro test venivano introdotti sia i lupi che i cani in un recinto con un estraneo ma solo i cani giravano intorno all’uomo a lungo mentre i lupi, dopo un’iniziale curciosità, se ne andavano per la loro strada.
Fin qui solo indicazioni generiche, suffragate poi da esami genetici che hanno evidenziato delle inserzioni di DNA nei cani rispetto ai lupi. In particolare, secondo gli scienziati, queste inserzioni si sono stabilizzate proprio nella zona che corrisponde alla posizione della sindrome di Williams negli uomini. Forse è per questo che, anticamente, l’uomo scelse alcuni lupi diversi dagli altri da addomesticare e tenere con sè, trasformandoli nei suoi migliori amici.

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