I bambini poveri sono meno intelligenti? Questione di cibo…

Esiste una correlazione tra le condizioni di vita, economiche ed igieniche, e le doti intellettive? A quanto pare sì, almeno stando a ciò che viene riportato in un articolo pubblicato la scorsa settimana sulla celebre rivista Nature.
Negli anni passati ci sono stati studi molto accurati che hanno preso il via da un esperimento effettuato quasi cinquant’anni orsono in Guatemala: vennero dati degli integratori alimentari ad alcuni bambini di una zona rurale molto povera del paese centroamericano e questo apporto extra di proteine permise ai beneficiari di crescere quasi due centimetri in più e di ottenere punteggi più alti nei test di lettura e conoscenza rispetto a chi non ne aveva usufruito.
A diversi anni di distanza, quei bambini e quelle bambine erano diventati uomini con un reddito medio più alto e donne con un percorso scolastico migliore. Questi risultati hanno spinto a nuove ricerche in altre zone “difficili” come Brasile, Perù, Giamaica, Filippine, Kenya, Zimbabwe e tutte le ricerche hanno ottenuto un medesimo risultato: c’è una correlazione tra una crescita limitata o ritardata in età infantile e più bassi punteggi nei test cognitivi e peggiori rendimenti scolastici in età adolescenziale e adulta.
Ma può bastare un ritardo della crescita (segno spesso anche di problemi di malnutrizione o di problemi di salute) a spiegare il perchè di un diverso sviluppo neurologico? O magari influiscono anche fattori emotivi, psicologici e sociali?
Per provare a rispondere a queste domande si sta effettuando il primo studio di imaging cerebrale su bambini con disturbi della crescita e lo si sta facendo a Dacca, capitale del Bangladesh, dove tantissimi bambini soffrono di disturbi della crescita.
Il progetto è finanziato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates di Seattle e cerca di analizzare come il cervello dei neonati e dei bambini risponde ai problemi in fase di sviluppo. La ricerca è affidata alla dottoressa Shahria Hafiz Kakon, ufficiale medico del Centro Internazionale per la ricerca sulle malattie diarroiche del Bangladesh, che sta conducendo risonanze magnetiche ed elettroencefalografie da cui sarebbe già emerso che i bambini sofferenti di disturbi della crescita hanno regioni celebrali più piccole rispetto agli altri.
La rivoluzione sta nell’affidare i risultati non a test su memoria, linguaggio, abilità cognitive che sono più pertinenti per ragazzi già in età scolare, ma su analisi cliniche che possono dare risposte significative anche nei primissimi mesi di vita.
Si attendono ora i risultati definitivi dello studio che, con ogni probabilità, confermeranno la relazione fra malnutrizione e limitato sviluppo cerebrale, dando seguito all’impegno dell’OMS che intende ridurre del 40 per cento entro il 2025 il numero di bambini sotto i cinque anni con ritardo della crescita.

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