Alternanza scuola-lavoro: opportunità o “trappola”? Il caso di Monza

L’Alternanza scuola-lavoro come parte integrante del processo formativo di ragazzi che frequentano la Scuola Secondaria di II grado (quelle che una volta si chiamavano Superiori) è stata resa obbligatoria dalla Legge 107 del 2015, la famosa “Buona Scuola” fortemente voluta dal governo Renzi a dispetto delle tante proteste arrivate da insegnanti e studenti.
Il principio, in sè, ha una finalità positiva, cioè quella di avvicinare gli studenti al mondo del lavoro, farli entrare gradualmente in contatto con la realtà che troveranno poi una volta completati gli studi, con i suoi aspetti positivi e quelli negativi, e magari provare sul cmapo ciò che viene appreso sui banchi di scuola.
Le polemiche però non sono mancate, a cominciare da chi sostiene che questa forma di “lavoro senza retribuzione” somigli quasi ad una schiavvitù per proseguire con chi la considera sostanzialmente inutile, dal momento che molti ragazzi si trovano a non fare nulla nelle rispettive aziende o nei rispettivi uffici, confinati a mansioni che poco o niente hanno a che fare con il proprio corso di studi.
Ma le obiezioni di altri riguardano il “rischio” per i genitori di affidare i propri figli a soggetti esterni alla scuola e non del tutto controllabili. Un timore che, a quanto pare, si è trasformato in realtà a Monza, dove un 54enne titolare di una attività commerciale è stato arrestato perchè sospettato di violenza sessuale su quattro sue stagiste.
Un reato che coinvolgerebbe il titolare di due centri estetici e quattro minorenni che, in momenti diversi, hanno frequentato i suoi centri per accumulare ore preziose da certificare poi a cura del titolare.
Le indagini avrebbero dimostrato che le quattro minorenni erano sottoposte a pressioni psicologiche per avere rapporti sessuali in cambio di un giudizio favorevole. Un processo dovrà stabilire se queste accuse hanno un fondamento e, in tal caso, per l’uomo ci sarà una condanna esemplare (si spera) ma, nell’attesa, siamo sicuri che molte famiglie vivranno con ancor maggiore apprensione le ore che i propri figli e le proprie figlie trascorrono in alternanza.

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